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Quando Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e Gran Contestabile del Reame di Napoli , decise nel 1304 di concedere ai monaci seguaci di S. Brunone un suo pezzo di terreno ai piedi di Padula per costruirvi un monastero, probabilmente non pensava solamente alla bellezza dello scenario naturale, a quei monti che fanno corona  al paese allora cinto di mura, nei cui boschi andava a cacciare, e che si sono conservati intatti fino ad oggi tanto da essere in gran parte ricompresi nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.Quando veniva a visitare il suo feudo, attirato dalla mite temperatura che rende Padula gradevole in particolare in  estate, il potente Sanseverino osservava dall'alto delle torri del suo castello il Vallo e, scrutando altri castelli come quello di Teggiano ancora oggi perfettamente conservato,  aveva probabilmente anche altri pensieri: la sua solida alleanza colla casa regnante angioina a Napoli, oppure il valore strategico della antica via consolare delle Calabrie, accanto alla quale si stava  costruendo la Certosa.  

Veduta aerea della Certosa  

Dal canto loro i monaci, che pure erano venuti a Padula affascinati dall'atmosfera di quiete e di spiritualità, in una terra dove le tracce della religiosità risalgono ai primi anni del cristianesimo, in cui fu costruito  il Battistero di S. Giovanni in Fonte, alle chiese e cappelle dei  monaci greci qui rifugiatisi per fuggire i saraceni,  si trovarono ben presto in una situazione nuova.Sotto la protezione del re e del suo feudatario Sanseverino, la Certosa di San Lorenzo  cominciò ad ingrandirsi, ad acquisire terreni per lasciti e donazioni.La Certosa diventava sempre più potente: i monaci potevano ora ingaggiare  artisti famosi, che venivano da Napoli o anche da più lontano a lavorarvi. La maestà che essa veniva acquistando   rifletteva allo stesso tempo la potenza dell'ordine certosino e la volontà di elevare lo spirito e sostenere la fede , con opere d'arte che ancora oggi rimangono da visitare nella Certosa, nonostante le varie spoliazioni durante i secoli. Per questo a  Padula e nel Vallo di Diano  la creazione  artistica dell'uomo nella sua tensione verso il divino, rappresentata dalla Certosa, dialoga con la bellezza di una natura che ,dalle rovine della Consilinum romana alle grotte di Pertosa e di Castelcivita, è anch'essa testimone del trascorrere del tempo e dello sforzo umano per superarlo.   

 

 

La Certosa si presenta con l'ampio atrio, dominato dalla grande facciata in stile barocco, e da cui di passa alle scuderie, alle officine, alla farmacia e alle cantine.Nella chiesa sono conservati altari con le raffinate decorazioni policrome in scagliola con inserti in madreperla, affreschi del XVI e XVIII sec., il pavimento in maioliche settecentesche, i cori lignei intagliati e intarsiati del primo Cinquecento. Il chiostro grande iniziato nel '600presenta due ordini di portici e ben 84 archi.Lungo il portico si aprono i quartieri dei certosini. Con i suoi 12000 mq di superficie, il chiostro è uno dei più vasti del mondo. 

 

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